Lasciare dietro di sé qualcuno che non ti piace, dirgli addio perché finalmente non devi più conviverci assieme, è una gran cosa, una vera liberazione, come togliersi il sassolino acuminato dalla scarpa, o colpire la mosca che da un’ora ti ronza attorno. E dopo sei felice, libera e pronta a continuare. Tutti hanno avuto un qualcuno da abbandonare: un collega di lavoro che si è trasferito in un’altra azienda (meglio ancora se è stato licenziato à sadismo!), un vicino di casa petulante, un compagno di scuola con cui proprio non si riesce ad instaurare alcun rapporto civile. Mi è capitato tante di quelle volte che le dite delle mie mani nemmeno bastano per elencarle! E poi…puff…le strade si dividono e quel sassolino smette di pungere sul tuo piede ormai totalmente obliterato da chilometri di camminate dolorose.
Il problema grosso, il mio attuale grosso problema, è quando la persona in questione è un amico, o meglio, quello che fino a meno di sei mesi prima era uno dei tuoi migliori amici, con cui ridevi e scherzavi come con pochi altri, e che inaspettatamente per una conoscenza sbagliata è diventato musone, arrogante, pieno di sé, latitante i sabati sera e nei giorni in cui vi trovavate, e indicibilmente assorbito in sé stesso e nel suo nuovo amico. Bhè, lì non si parla più di mosca fastidiosa, né di sassolino. Lì è un pezzo del tuo passato che ti viene portato via inspiegabilmente, è una fetta della tua vita che è assurdamente cambiata tanto da nemmeno più riconoscerla, da provare fastidio tanto è diversa. A volte basta un niente per perdere una persona, una cosa, un’immagine che ci si era fatti sul proprio futuro con Lui. E tutto ciò che ti resta è lo stupore per il modo improvviso con cui le cose sono cambiate, la rabbia per ciò che è stato e ciò che è, la tristezza di essere cosciente di non avere più. E le domande che ti ruotano nella testa sono così tante che nemmeno riesci ad ordinarle…e allora torni su un blog che non aggiorni da mesi, che al momento senti come l’ultima cosa utile ma la prima da fare e l’unica capace di “sentirti senza annoiarsi delle tue lagne”. Domande…tante….la più dolorosa è sempre lei, la carogna, quella che la profe di filosofia ti chiedeva sempre e a cui tu non sapevi dare risposta perché il libro non lo diceva se non nella nota n°
Poi leggi una pagina del suo blog personale, e pensi che una pugnalata al cuore forse sarebbe stata più accettabile, perché rapida e dolorosa in modo tutto sommato breve: “la mia vita in questo momento è molto incasinata ma mi piace da morire perchè ho una amore che mi dà una vita meravigliosa e un lavoro gratificante e bellissimo.” Ok…bene…allora le risposte e le giustificazioni che mi sono data erano sbagliate…lui non ha problemi, non vuole qualcuno con cui parlare di questo momento no…semplicemente non gli servi più… ha nuove prospettive, ha nuovi amici e un nuovo progetto futuro…”tu? Tu non conti più, tu non servi più! Non sei stata che una stampella su cui appoggiarsi nell’attesa di essere capace di camminare…ora che corro spensierato, chi ti vuole più?” non sono parole sue, sono parole mie che da giorni e mesi ormai è come se mi sentissi gridare addosso….ok, ho afferrato il messaggio. Sei stata una presenza importante ma evidentemente questo è il capolinea…e il punto lo metto io perché così, avanti, non posso proprio andare…addio A.
Faucille